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Grida anche tu l'Italia ripudia le mafie:
non lasciamoci soli.


L'Italia ripudia le mafie: NON LASCIAMOCI SOLI - www.ammazzatecitutti.org

La Storia

SANTI FABIANO E SEBASTIANO

I santi, già nell'antica chiesa di Giucano, sita fuori del borgo e detta del Monte, nel corso dell'Ottocento sono stati trasportati nell'attuale chiesa parrocchiale e collocati entro una nicchia come ricorda l'iscrizione scolpita al di sotto dell'antistante mensola marmorea: AN. 1869 HUC TRANS.TI FUERUNT E VETERI ECCLESIA MONTIS.

Si può ammirare San Fabiano, papa e martire, assiso in trono; la figura massiccia, il capo sormontato dal triregno papale su cui insiste una piccata croce lignea dorata, è rivestito del manto che forma sulle ginocchia, al di sopra della veste, piatte pieghe simmetriche. La mano destra è posata su di un volume ornato da una croce e da borchie. Anche questa scultura è stata sottoposta alla ridipintura in oro.
I due santi sono associati nella devozione, ricorrendo la festività nel medesimo giorno (20 gennaio). Ignorate dalle pubblicazioni, le immagini, nonostante le incertezze di esecuzione, risultano significative testimonianze per la ricostruzione della mappa della scultura locale. Di dimensioni inusuali, in rapporto alle opere coeve pervenuteci, rivelano i tratti di uno scultore ancora incerto nella ricerca di nuove formule espressive.
Nel San Fabiano, i tratti fisionomici marcati rievocano sigle dei volti degli apostoli, realizzati nei primi decenni del secolo da scultori fiorentini per la facciata del duomo a Firenze. Indicati secondo una convenzione classica sono anche Ì lineamenti e la chioma del San Sebastiano, abbigliato invece in modi quattrocenteschi.

San Sebastiano è rappresentato in abito di soldato. Una corta veste, trattenuta in vita da una cintura a formare strette pieghe, ricade fino al ginocchio sulle gambe protette dagli schinieri e dalle calzature; il manto drappeggiato scende, trattenuto dal braccio, dalla spalla destra fino ai piedi ove forma una piega.
II Santo posa una mano sull'elsa della spada, mentre con l'altra sorregge la palma del martirio in metallo, così come metallica è la freccia, simbolico strumento del martirio,
infissa nel costato.
Il capo, dalle forme piene, è volto quasi di profilo e incorniciato da una corta capigliatura.
Sul basamento l'iscrizione: HOC OPVS FECIT FIERI DOMENICUS Q. GIANINIS DI GIOHGANO ET EREDVM SUOR. A.D. MCCCCL.
La scultura è stata sottoposta a
pulitura ed alla ridipintura in oro della piega del manto, dell'ornamento della veste allo scollo, della cintura e
dell'elsa della spada.
Il santo è raffigurato secondo
un'iconografia poco diffusa, che trova tuttavia riscontri successivi in dipinti in ambito ligure.

MADONNA COL BAMBINO
Collocata su di un altare laterale della chiesa parrocchiale, ma proveniente dall’antica chiesa del Monte, è questa scultura in marmo raffigurante la Vergine che tiene in braccio e mostra il Figlio, di proporzioni minuscole, sorreggente un cartiglio. Dal capo della Madre, sormontato da una corona, scende il manto lasciando intravedere ai lati del viso due lunghe ciocche di capelli: questo ricade aderente alle spalle ed al braccio per definire poi un panneggio ad andamento diagonale sopra la veste che, delimitata da uno scollo rettangolare ornato da un bordo, è fermata in vita da una cintura formante sul petto fitte pieghe.
L'immagine ci è pervenuta con larghe presenze di colore. Il manto è dipinto in azzurro, tracce di rosso su di un fondo più scuro si osservano nella veste della Madre e del Bambino, le mani e l'incarnato dei visi sono rosei, colori che tuttavia appaiono conseguenti ad interventi diversi di ridipintura, probabilmente anche recenti, mentre la cromia risulta del tutto assente sul tergo della figura.
La diffusa cromia non originale impedisce una compiuta lettura dell'immagine per la quale potrebbe anche supporsi un intervento di riscolpitura. Taluni elementi iconografici infatti, quali il capo coronato della Vergine, e l'impianto della figura, rigidamente innalzantesi dal basamento ai cui angoli emergono dalla veste i piedi calzati, il lembo del manto ricadente sul tergo, richiamano a soluzioni tardo trecentesche.
La qualità dell'esecuzione risulta comunque modesta; è presumibile ritenerla opera di uno scultore arcaicizzante della metà del XV secolo.

I DUE CIBORI

Nel primo altare, a sinistra del presbiterio, è murato un ciborio quattrocentesco insistente su di un piedistallo moderno.
L'elemento monolitico è costituito dal corpo centrale esagonale e dalla sovrastante cupola embricata; presenta su di un lato a rilievo la figura del Cristo in pietà mentre negli specchi a fianco insistono due coppe con motivi fogliati e perline.
Una cornice a perline delimita le modanature superiori e inferiori del paramento. L'immagine del Cristo, purtroppo non pienamente leggibile a causa della collocandone attuale del ciborio, è caratterizzata dalla capigliatura ricadente rigida sulle spalle e dalla evidenziazione delle nervature nelle braccia e nelle mani dalle dita esili ed allungate. Il telo ricadente in una fitta increspatura è annodato sul fianco sinistro. Sembra opera riconducibile agli ultimi decenni del XV secolo.

Sul primo altare, a destra del presbiterio, è posto questo ciborio esagonale marmoreo, composto da un basamento a sfaccettature su cui insistono il fusto ed il corpo centrale, ricavati da un unico blocco e sormontati dalla cupola embricata.
Le specchiature, definite da semplici cornici, sono ornate al centro con grandi corolle a rilievo, mentre una decorazione a foglie delimita, sia nella parte inferiore che in quella superiore, il corpo centrale. Due piccole figure angeliche oranti emergono, scolpite a rilievo, ai lati della porticina, ora assente. L'impianto simile ed il riproporsi dell'analoga terminazione a cupola fanno ritenere anche questo ciborio prodotto di una bottega apuana degli inizi del XVI secolo.


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